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martedì 11 aprile 2017

Luciano Tosone: La Loggia Amblingh.

Luciano Tosone, “La Loggia Amblingh”, 1995, olio su tela, cm 120x100.

Luciano Tosone (Vasto, 1921 – Tollo, 22.02.2004), ingegnere, docente, libero professionista e pittore.


Luciano Tosone fin dall'infanzia vive a Napoli, dove compie gli studi nel ginnasio-liceo. Nel Secondo dopoguerra consegue la laurea in Ingegneria. Nel 1950 si trasferisce a Milano dove insegna nella privata Università Liberi. Rientrato nella città natale, lavora principalmente come architetto, vincendo numerosi concorsi comunali, regionali e nazionali. 
Sviluppa un profondo interesse verso il disegno e i colori, volendo rappresentare i progetti nella maniera più efficace. Nel 1964 vince una delle cattedre di Costruzioni e disegno per geometri di Roma.
Tornato definitivamente a Vasto, persegue la ricerca di uno stile "vastese" ispirato dai caratteri peculiari locali. Tra i progetti e le opere realizzate si ricordano, con le ville familiari, le case popolari (1963), il Museo civico di Vasto (1967), l'Istituto tecnico. Nell'ultimo periodo prevale sull'attività professionale l'interesse per la pittura, che gli consente di rappresentare Vasto e i suoi panorami con mezzi diversi da quelli della progettazione. Nel 2003 è allestita nel Palazzo dell'emiciclo dell'Aquila una mostra delle sue opere pittoriche per iniziativa del Consiglio regionale d'Abruzzo.



Luciano Tosone




Nella pittura Luciano Tosone rappresenta il maestro isolato, dallo stile inimitabile, si concede dall’architettura per vocazione, trascinando nello stile inconfondibile lo spirito avventuroso e la vocazione drammatica che ne hanno connotato anche la vita privata.
E’ abile ed esperto disegnatore, studia l’anatomia umana e quella animale; con la matita sa cogliere ogni dettaglio di un fiore, riuscendo con la complicità del vento a piegare e muovere nel dipinto ogni cosa.
L’arte di Tosone era studio applicato alla natura ed insieme invenzione, che si apre su una natura reale e simbolica insieme; una metafora figurativa aperta al paesaggio non senza una precisa identità.
Quella di Tosone è un’arte di fantasia fluttuante e morbida, con un’inquietudine frammentaria e un tocco fiabesco che trasfigura la realtà.
La linea e il colore contribuiscono simultaneamente a esprimere un interesse per la condizione umana come fossero essi stessi materia vitale, ma il pittore non illustra mai le vite, le esprime attraverso uno stile vicino alla realtà ma poeticamente trasposto.
I suoi meravigliosi impasti di colore hanno una parte preponderante nella sua opera, sono la vita della pittura e del pittore medesimo.
Tosone è uomo colto, un fine letterato e filosofo, un animo nobile, capace di reggere il confronto intellettuale e umano  di un ininterrotto rapporto professionale e amicale con lo storico dell’arte dell’architettura Bruno Zevi.
Come per tanti pittori facenti parte di questa compagine espositiva, Vasto è al centro dell’universo pittorico del maestro, un vero teatro urbano intessuto di volti, disseminati nell’articolato complesso dei suoi paesaggi.
Luciano è un poeta che si esalta a rincorrere la bellezza, anzi il mistero della bellezza, “mistero perché se è vero che tale bellezza esiste neppure la filosofia, per quanto io ne so, dall’alto della sua sapienza, è riuscita mai ad individuarla indiscutibilmente”.
Tosone amava la realtà, l’immersione nella vita pulsante ed appassionata, ma con autentica fibra d’artista non se ne resta prigioniero, aspirando dal particolare all’universale.
Così perseguo la capacità, senza credermi, d’altra parte, giammai vittorioso, di rappresentare non quel particolare albero o cosa ma l’idea, per così dire, platonica di essi; l’idea platonica di essi ma non solitariamente come non accade mai, appunto, nella realtà, ma in una sorta di orchestrazione dalle molteplici risonanze”.

Raffaele Berardini
























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