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venerdì 13 ottobre 2017

Federico Ballester, “Le ore deliziate dalle Muse”, 1905. Lo splendido soffitto del Teatro Rossetti di Vasto.

Federico Ballester, “Le ore deliziate dalle Muse”, 1905, dipinto, soffitto Teatro Rossetti, Vasto. 
(foto di Costanzo D’Angelo - Occhio Magico)



Federico Ballester (Roma, 1868-1926)
“Le ore deliziate dalle Muse”, 1905
Dipinto
Soffitto Teatro Rossetti, Vasto.


Federico Ballester, “Le ore deliziate dalle Muse”, 1905, dipinto, soffitto Teatro Rossetti, Vasto.
(foto di Costanzo D’Angelo - Occhio Magico)

Federico Ballester, pittore, scultore, decoratore, scenografo (Roma 1868-1926). 
Di padre catalano, entrò giovanissimo nella cerchia dei pittori catalani attivi a Roma all’epoca, come allievo di Antoni Fabrés i Costa, pittore catalano della scuola del famoso Mariano Fortuny y Carbó. La sua fama iniziò già nel 1892, con gli affreschi dell’ambasciata di Spagna presso la Santa Sede a Roma: in particolare il soffitto dello scalone, opera tuttora splendidamente conservata. Gli affreschi del 1891, nel palazzo nobiliare Giulietti, in Orvieto, si sono invece deteriorati. 
Nel 1898, all’inaugurazione del nuovo Teatro Adriano di Roma, di cui aveva affrescato la cupola e decorato il fondale con un soggetto emblematico, un "Baccanale", Federico Ballester aveva già al suo attivo numerosi successi: affreschi nel Palazzo di Giustizia, la sala e il foyer del Teatro Argentina, a Roma, e il Teatro Comunale di Rieti. Sono opere oggi perdute. Trasferitosi a Parigi, in occasione dell’esposizione internazionale del 1900, per decorare i padiglioni italiano, spagnolo e della repubblica boera, Federico Ballester vi soggiornò per sei anni. 
Di questo periodo fanno parte colossali quadri a olio, famosi ma dispersi, probabilmente dopo la loro esposizione negli USA: "Dalla virtù al vizio", una moltitudine di nudi femminili a grandezza naturale, e "Il Calvario", di un realismo drammatico. Sono anni di lavoro intenso all’estero, dalla Francia, all’Austria, all’Ungheria, al Montenegro, in occasione dell’esposizione italiana a Cettigne nel 1910. 
Di nuovo a Roma, continuò la sua attività, affiancando sculture, ritratti, scenografie, ai classici affreschi. Di rilievo è l’ "Assunzione", nella volta della cattedrale di Acuto. 
Nel 1923, all’inaugurazione, suscitò un’eco grandissima il soffitto dell’Eliseo, allora Teatro Apollo, cancellato in un restauro successivo. 
Restano, fondamentali, due grandi affreschi restaurati agli inizi del ‘900: "Le Ore deliziate dalle Muse", soffitto del Teatro Comunale Rossetti di Vasto (1905), e "Il trionfo della luce", che Ballester realizzò, coadiuvato da Enrico Guazzoni, per il soffitto della prima sala cinematografica a Roma, il Moderno (1904), recuperato nel 1999, per il nuovo Moderno: Warner Village. 
Talento multiforme, di grande versatilità, sempre impeccabile, nel grande affresco come nella piccola decorazione, Federico Ballester si distingue per l’abilità di coniugare una tecnica raffinata di disegnatore meticoloso e di colorista accurato, a una fantasia creativa ricchissima, ideando uno stile immaginoso e poetico. 
La sua riproduzione di un gruppo allegorico di Giambattista Tiepolo, dipinta per l’esposizione di Parigi e conservata in una cartolina superstite, testimonia inoltre la passione per questo straordinario genio pittorico della luce e della decorazione monumentale rococò, a cui sembra ispirarsi, nelle sue soluzioni scenografiche. 
Lo attesta il rigore delle prospettive che spalancano i soffitti degli edifici su cieli luminosi, da cui si affacciano figure mitologiche morbide e sensuali, che trasfigurano allegorie ricche di cultura, in espressioni di eleganza e di leggerezza. Si pensi al soggetto del Teatro Rossetti: una citazione dotta, la Danza delle Ore (Atto Terzo della Gioconda di Amilcare Ponchielli), si traduce in una coreografia di forme femminili estatiche, sospese in un vuoto luminoso. 
La luce è del resto protagonista nelle sue opere e il titolo stesso dell’affresco del Moderno, "Il trionfo della luce", ne sintetizza un tratto distintivo. È una scenografia trionfante di corpi e di panneggi, da cui si sprigiona il dinamismo spettacolare della nuova Musa, la straordinaria invenzione cinematografica, proprio grazie alla scelta dei colori pastello e al dosaggio sapiente dei chiarori e delle ombreggiature, che eliminano ogni rischio di pesantezza materica. 
Federico Ballester si può inserire infine a pieno titolo, sia per formazione sia per inventiva personale, nel filone pittorico del modernismo catalano, che rivoluziona in quegli anni l’architettura a Barcellona, con Antonio Gaudí i Cornet, e lancia la corrente spagnola del nuovo stile europeo (art nouveau, liberty, Jugendstil). 

Da: 

Federico Ballester, “Le ore deliziate dalle Muse”, 1905, dipinto, soffitto Teatro Rossetti, Vasto.
(foto di Costanzo D’Angelo - Occhio Magico)





Teatro Rossetti, Vasto. 
(foto di Costanzo D’Angelo - Occhio Magico)



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