lunedì 20 novembre 2017

Gabriele Pavone e la sua pittura: alla ricerca di significati tra sogno, contemplazione e realtà.

Gabriele Pavone, “Attese”, 
2017, olio su tela, cm 40x30, collezione privata.





Gabriele Pavone
Gabriele Pavone nasce il 24 luglio 1954 a Vasto, dove vive e lavora.
Pur se impegnato nella sua attività imprenditoriale, riesce a coltivare da autodidatta l’arte pittorica con raffinato gusto e sentimento.
Le visioni oniriche e gli splendidi paesaggi offerti dalla natura dei luoghi a lui cari sono in prevalenza i cardini della sua pittura. Ad una prima fase monocromatica “in blu”, ne è seguita la nuova con l’uso dell’intera gamma dei colori.

Gabriele Pavone, “Riflessi di Vasto”, 
2009, olio su tela, cm 100x50, collezione privata.


Il blu di Gabriele Pavone

Nel ripercorrere la sua vicenda artistica Gabriele Pavone inizia da appassionato d’arte e collezionista di quadri, soprattutto di Pier Canosa a cui commissionava opere con precise descrizioni e significati da rappresentare. 
La fraterna amicizia con Pier è stato il motore che l’ha portato ad addentrarsi sempre più nel mondo pittorico.
Le richieste descrittive di Pavone al Canosa si fecero sempre più particolari e assillanti tanto che hanno portato un giorno Pier a rispondergli scherzosamente in questi termini (in vastese): “Oh Gabbriè, se che vu fa…, fattele tù!”, e Gabriele: “Va bene, tanto le tele, i pennelli e i colori si comprano!”, ed insieme andarono da Fiore ad acquistare l’occorrente per iniziare questa bella avventura; era il 2007. 
A questa amichevole sfida seguì due anni dopo la prima mostra alla sala Mattioli di Vasto, dal titolo “Metamorfosi di un collezionista … da Pier Canosa a Gabriele…”, dove vennero esposte la collezione di Canosa, commissionata da Pavone, e le opere realizzate da Gabriele in due anni. Una fantastica esperienza con successo di pubblico e di critica e con la vendita dei primi quadri.



A questa prima mostra ne sono succedute altre sempre con riconoscimenti e soddisfazioni. 



Particolare gratificazione c’è stata nel 2012 al premio “Arte nella casa di D'Annunzio” presso il Museo Casa Natale di Gabriele D'Annunzio in corso Manthonè a Pescara, con l’opera “Gli amori di D’Annunzio” che si è aggiudicata il primo premio della giuria popolare (300 voti su 320 votanti). Dipinto che Gabriele Pavone ha donato al Comune di Pescara.

Gabriele Pavone, “Gli amori di D’Annunzio”
2012, olio su tela, cm 80x60, Comune di Pescara.


Così si esprime Gabriele Pavone circa la sua arte: 

“Un dipinto per me è qualcosa che deve raccontare, non solo  superficialmente. Un dipinto deve avere una precisa chiave di lettura, una sua trama; chi l’osserva la deve cercare, la deve trovare e solo allora capirà quale poesia c’è nascosta in quell'immagine”.


Gabriele Pavone, “Venezia”, 
2011, olio su tela, cm 60x30, collezione privata.

“E’ consuetudine affidarsi a chi di Arte sia esperto fruitore e conoscitore per presentare i propri dipinti, questa volta mi piace scrivere per me stesso. Chi meglio di me può sapere cosa voglio raccontare con le mie tele. All’inizio della mia avventura artistica come autodidatta solevo descrivere la mia pittura come la voglia di illustrare il mio mondo interiore con i colori. Non sapendo scrivere affidavo ai pennelli le mie fantasie. 
I primi risultati sono ben nascosti dietro armadi polverosi. Con la pazienza e la caparbietà, facendo e rifacendo per decine di volte gli stessi tratti, ho cominciato a trovare soddisfazione nel vedere ciò che stavo realizzando e, guardando il dipinto, provare gioia per ciò che ero riuscito a creare. 
Con le tele tento di trasmettere il mondo che vorrei, i paesaggi e le atmosfere sono quelli dei miei sogni. Assomigliano alla realtà ma non sono la realtà. SOGNI… il mio mondo onirico che trasmette alle tele e diviene realtà. La mia REALTA’!
Chi non vorrebbe che la realtà somigliasse ai propri sogni? Il mio è quel desiderio atavico di lasciare un segno del mio passaggio, come uomo e come sognatore innamorato della Natura e di tutto ciò che ne è sua espressione.
Quando poggio una tela bianca sul cavalletto la guardo e le chiedo cosa vogliamo raccontare? Quale sarà la poesia che nasconderemo tra i nostri colori ? Quale sarà la chiave che servirà per aprirti e leggerti ?
Lo spettatore deve diventare protagonista; come ha scritto per me il Cav. Giuseppe Catania, presidente dell’Associazione Vastese della Stampa; “Spesso, nei suoi dipinti, si scorge una silenziosa atmosfera, quasi una statica apparenza, priva di personaggi, ma questo è anche un altro motivo che Gabriele predilige, giacché sarà l’osservatore dell’opera ad essere protagonista attivo della rappresentazione pittorica, come volontà creativa affidata alla sua fantasia”.


Gabriele Pavone



Per approfondimenti:





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