Pagine

giovedì 23 marzo 2017

Giuseppe Palizzi, "Capre che brucano un cespuglio di rose".

Giuseppe Palizzi, "Capre che brucano un cespuglio di rose", 
1870-75, olio su tela, cm. 66 x 54,7 Fondazione Cariplo Artgate.




Giuseppe Palizzi, foto Nadar
Giuseppe Palizzi (Lanciano, 12 marzo 1812  Parigi, 1 gennaio 1888) fratello maggiore dei pittori Filippo, Nicola e Francesco Paolo.
Avviato dal padre agli studi di giurisprudenza, li abbandonò nel 1835 per trasferirsi a Napoli a studiare pittura al Real Istituto di belle arti.
Fu allievo di Anton Sminck van Pitloo e poi del vastese Gabriele Smargiassi, avvicinandosi  al paesaggismo della scuola di Posillipo.

Partecipò a varie Biennali borboniche facendosi  conoscere ed apprezzare.
I rapporti con l’ambiente dell’Accademia gradualmente peggiorarono fino ad arrivare a un punto di rottura, anche con Smargiassi.
Tale situazione condusse Giuseppe alla decisione di partire per Parigi dove iniziò a frequentare vari atelier e gli artisti della scuola di Barbizon, dai quali fu poi influenzato.
Da Parigi di tanto in tanto fece delle brevi puntate in Italia, a Firenze, Torino, Roma e Napoli.
In Francia riuscì gradualmente ad affermarsi grazie agli acquisti e alle commissioni ufficiali dei collezionisti.
Nel 1848 la sua assimilazione al gruppo dei pittori di Barbizon era un fatto compiuto e partecipò a dal 1850 per vari anni al Salon di Parigi, come pure all’Esposizione universale del 1855.
Nel 1859 ottenne in Francia l’importante riconoscimento ufficiale della Legion d’onore. Ormai era un artista affermato e benestante, con un atelier elegante e con commissioni dallo Stato francese.
Nel 1860 fu nominato da Francesco II di Borbone socio corrispondente della Società reale borbonica di Napoli e dopo l’Unità d’Italia da Casa Savoia ottenne un riconoscimento pubblico con la nomina prima a cavaliere e poi ad ufficiale dei Ss. Maurizio e Lazzaro. Nel 1878 gli venne conferito un diploma di commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia.
Durante la sua vita Giuseppe Palizzi fu un punto di riferimento costante per la maggior parte dei pittori napoletani e più in generale italiani che si recavano in Francia, inoltre fu in contatto con vari artisti e intellettuali francesi.
Dal fratello Filippo era tenuto in grande considerazione, tanto che gli attribuì il merito di essere stato il vero innovatore della pittura di paesaggio.

Dalla enciclopedia Treccani:


L’Opera: Giuseppe Palizzi - Capre che brucano un cespuglio di rose.

L’opera appartiene alla produzione più matura del pittore, da alcuni decenni trasferitosi da Napoli a Parigi dove partecipa alla vita artistica esponendo ai Salons dal 1845 al 1887. In Francia l’artista porta con sé l’esperienza della pittura dal vero praticata col fratello Filippo Palizzi nella campagna campana e abruzzese e la arricchisce grazie ai contatti con i pittori di Barbizon, come dimostra l’altro suo dipinto in Collezione, Bosco di Fontainebleau. La contaminazione delle due esperienze avviene anche grazie al fitto rapporto epistolare intrattenuto in questi anni col fratello, fatto di missive ma anche di disegni, fotografie e dipinti; in particolare, Giuseppe si avvale di frequente, per le opere di committenza francese, degli studi di animali eseguiti dal vero da Filippo. Ciò deve essere accaduto anche nell’esecuzione di questa opera che, dal numero presente a inchiostro sul verso, si può dedurre essere stata esposta in una galleria parigina. Il mercato francese accoglie infatti con successo e per lunga tradizione i soggetti animalier della pittura di genere e Palizzi vi trova ampio consenso, differenziandosi dall’esempio del fratello per un tono spesso ironico e giocoso delle sue scene campestri, tra le quali ricordiamo Le printemps  (1852, Parigi, Musée d’Orsay). Lo stesso accenno divertito si ritrova nell’opera in Collezione in cui due capre irrompono nel cortile di un’abitazione brucando una pianta di rosa e rovesciando alcuni vasi di fiori. Fedele e attenta è la resa pittorica dei due animali mentre più rapida e meno scrupolosa è la descrizione dell’ambientazione, dettata probabilmente dalle pressanti richieste del mercato che imponevano l’esecuzione in tempi rapidi di soggetti simili.




Fratelli Palizzi - cartolina




Per approfondimenti:




Nessun commento:

Posta un commento