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giovedì 18 maggio 2017

Lucilla Serafino, dalle scenografie alla pittura, dalla scultura alle ceramiche.

Lucilla Serafino Vallone,  “Femminicidio”, ceramica, dimensioni cm 40x27x34.

Lucilla Serafino
Lucilla Serafino in Vallone sin dall’infanzia nutre interesse per le espressioni artistiche ed ha sviluppato la propria creatività e l'innato senso cromatico dapprima nella scenografia, continuando poi nella pittura e nella scultura. Negli ultimi anni ha orientato il suo impegno artistico verso le ceramiche. Ha anche attrezzato il suo atelier in corso Dante a Vasto di tutti gli impianti necessari per la fase di cottura della  sua produzione.
Lucilla Serafino Vallone, "Angeli e demoni", ceramica.
  Nata a Gualdo Tadino, a Vasto da sempre,  ha frequentato l’Istituto Statale  d’Arte a Vasto e l’Accademia delle Belle Arti a Roma, diplomandosi in Scenografia.
Molte le mostre di ceramiche d’arte degli ultimi anni, così  scriveva di lei la prof. Gabriella Izzi Benedetti, sulla sua ultima mostra a settembre 2016 a Vasto. 

Lucilla Serafino Vallone è un’artista che lavora in prevalenza con la ceramica, materia difficile che necessita di tecniche che richiedono un vero apprendistato, ma da sole non bastano a creare un artista, quale lei è.
Ha grande capacità a realizzare, attraverso risoluzioni cromatiche, il segno del suo messaggio, che sia di forza, di dolcezza, di sofferenza, un intuito che la porta ad abbinare il colore al significato della figura. Molto del suo creare si gioca attraverso l’esaltazione dei rossi, la dolcezza degli azzurri, la mestizia dei grigi. O lo splendore dei bianchi che per lei è il colore in assoluto. Prendono vita sotto la sua mano volti, soprattutto femminili di forte tempra. 
Lucilla Serafino Vallone,  “Mondo”, ceramica.
E’ difficile immaginarle deboli queste donne. C’è molto di freudiano nella sua dimensione creativa. E mi viene da abbinarla alla fotografa tra le più famose al mondo, Cindy Sherman, che tocca temi sociali, ma anche temi come la donna, il doppio, e per questo riesce a cogliere l’espressione nel momento in cui la deformazione emotiva crea una sorta di maschera, raccontando le varie identità che vivono nella personalità di ciascuno. E questo mi sembra operare Lucilla. Tra le teste femminili, molto interessante quella che propone la donna divisa fra orpelli, abbigliamento occidentale e veli orientali. Sottile e purtroppo obiettiva allusione a come la donna sia ancora divisa fra sudditanza e autonomia. Mai libera del tutto. E come anche la donna orientale non sia così supinamente soggetta come la società la condanna ad essere. La poetessa libanese Jumana Haddad è molto incisiva in tal senso.
Lucilla Serafino Vallone,  “Evasioni”, ceramica.
Lucilla ci propone figure inquietanti come Oppressione, che narra il trauma della perdita di autonomia mentale; o l’immagine cupa che lascia trapelare l’oscuro che è in noi; oppure figure alle quali il “volo” mentale o reale è impedito. Ci racconta che quasi sempre ciò che presentiamo al mondo è solo una maschera, che coincide con il lato esteriore mentre il lato interiore, l’anima, non appare se non per accenni.


Gabriella Izzi Benedetti






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