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martedì 25 aprile 2017

Raffaele Mattioli nei disegni di Renato Guttuso, Emilio Giannelli e Luciano Primavera.

Raffaele Mattioli nei disegni di Renato Guttuso, Emilio Giannelli e Luciano Primavera.

Raffaele Mattioli 
Raffaele Mattioli (Vasto, 20 marzo 1895  Roma, 27 luglio 1973). 
Insigne banchiere umanista, ha svolto un ruolo di primo piano nella storia economica, politica e culturale dell’Italia, ma anche del mondo intero. Personaggio di altissima levatura intellettuale, amministratore delegato prima (1933-1960), presidente poi (1960-1972) della Banca commerciale italiana, è stato alla testa – da questa posizione – di importanti iniziative ed istituzioni (Iri, Eni, Mediobanca).
Hanno goduto della sua generosa ed affabile humanitas grandi nomi della cultura (Riccardo Bacchelli, Carlo Emilio Gadda, Eugenio Montale, Giacomo Manzù, Natalino Sapegno, ecc.), come pure autorevoli esponenti del mondo politico (Ugo La Malfa, Leo Valiani, Giovanni Malagodi, Giorgio Amendola, ecc.). A Mattioli si deve la fondazione dell’Istituto italiano di studi storici,  di cui assumerà personalmente la presidenza dopo la morte di Benedetto Croce, suo grandissimo amico.
Fu inoltre finanziatore ed ispiratore della casa editrice Ricciardi, come pure di prestigiose riviste (ad esempio «La Cultura»). Durante il fascismo egli, tra l’altro, si adoperò insieme all’economista Piero Sraffa, per salvare i Quaderni del carcere di Antonio Gramsci. Soleva citare a memoria, oltre al suo amato Shakespeare (di cui tradusse vari sonetti), anche Seneca, Dante e naturalmente Alessandro Manzoni.
Di lui si hanno poche immagini, in quanto il suo carattere schivo lo portava a rifuggire ogni occasione mondana.
Il disegno di Renato Guttuso lo coglie in una espressione che rivela la personalità di questo personaggio che è entrato, a giusto titolo, nella  storia della Nazione.
Nel 1988 gli eredi del grande banchiere, continuando un’antica tradizione di munificenza verso la propria terra, hanno donato alla città di Vasto il palazzo di famiglia (palazzo Mattioli), sito nel centralissimo corso De Parma, con espliciti intendimenti che se ne facesse uso pubblico per fini esclusivamente culturali.
A sua volta Vasto ha dedicato a «don Raffaele» due convegni di studi, i cui atti sono raccolti nel volume “La figura e l’opera di Raffaele Mattioli”, Riccardo Ricciardi Editore, Milano-Napoli, 1999.
A Lui, inoltre, l’Amministrazione Comunale ha voluto intitolare la nuova Biblioteca sistemata nella sua casa natale in corso De Parma.
Raffaele Mattioli è forse la personalità di maggior spicco, insieme a Spataro, di cui Vasto possa vantare i natali nella sua storia recente.




Renato Guttuso, "Raffaele Mattioli", disegno.

Renato Guttuso
Renato Guttuso, nasce a Bagheria, in Sicilia, il 26 Dicembre 1911 (ma sua madre lo denuncia all'anagrafe il 2 Gennaio del 1912).
Della sua infanzia Guttuso stesso scrive: "tra gli acquarelli di mio padre, lo studio di Domenico Quattrociocchi, e la bottega del pittore di carri Emilio Murdolo prendeva forma la mia strada avevo sei, sette, dieci anni...". Nel 1928 partecipa alla sua prima mostra collettiva a Palermo, ma ormai da quando aveva 13 anni firma i suoi quadri dipinti su tavolette di legno delle quali utilizza le venature del legno come elemento decorativo.
Dai primi quadri Renato Guttuso, fondamentalmente verista e naturalista, insegue un'esecuzione prettamente figurativa di temi ancorati al mondo contadino, rurale, popolare: temi sociali o soggetti dichiaratamente politici.
Mentre frequenta il liceo a Palermo passa il tempo libero nella bottega del futurista Pippo Rizzo, sfruttando l'opportunità di allargare la sua visione della pittura, avvicinandosi al movimento futurista ed al plasticismo di "Novecento".
Lo stile di Renato Guttuso si stacca dal modello pittorico paterno per approdare, già alla fine degli anni Venti, ad una forma pittorica brillante e luminosa, con tonalità aspre e contrastanti.
Nel 1930 si iscrive alla facoltà di legge, che abbandona dopo il successo ottenuto alla I Quadriennale di Roma.
Nel 1933 scrive, per il quotidiano palermitano "L'Ora", un entusiastico articolo su Pablo Picasso, l'artista spagnolo che sarà il principale modello stilistico e morale per tutta la sua vita.
Seguendo la sua strada il pittore, nel 1937 si trasferisce a Roma, dove conosce la sua futura moglie Mimise, e stringe legami d'amicizia con gli artisti della "scuola romana".
Guttuso diventa il portavoce più eloquente di una giovane generazione di artisti che avevano sviluppato una crescente avversione per la politica e le mode culturali del regime fascista già negli anni prima della guerra.
I giovani artisti esprimevano sui giornali e attraversi le loro opere, le opinioni sulla libertà creativa e sull'imperativo morale del realismo.
Parallelamente Guttuso illustra i suoi ideali in una serie di opere di grandi dimensioni, a partire da "Esecuzione in campagna" del 1938-39, dedicata a Federico Garcia Lorca, "Fuga dall'Etna" del 1940 e "Crocifissione" del 1941.
Allontanatosi da Roma per motivi politici nel 1943, Renato Guttuso si rifugia a Quarto (Genova), ritornando nella capitale l'anno dopo per partecipare alla Resistenza.
Protagonisti della mostra "L'arte contro la barbarie", organizzata da "L'Unità", espone i disegni sulle atrocità della guerra, pubblicati nell'album "Gott mit Uns - Dio è con noi", motto inciso sulle fibbie dei soldati tedeschi, del 1945.
Nei febbrili anni del dopoguerra, partecipa alla discussione ideologica fra pittori figurativi ed astratti.
In vari articoli su "Vie Nuove", "L'Unità" e "Rinascita", Renato Guttuso si batte a favore di un realismo descrittivo che considera popolare e accessibile alle masse e segue stilisticamente il primo periodo di Pablo Picasso, quello cosiddetto "Blu".
Pur non potendo negare le affinità con il realismo socialista sovietico, Guttuso sostiene che la propria ideologia artistica scaturisce da convinzioni profondamente sentite e non imposta da alcun sistema politico.
Durante gli anni Cinquanta il pittore è l’esponente principale di una correnterealista”, politicamente impegnata a fianco del P.C.I. spesso polemicamente in lotta con le tendenze "formaliste" di molta arte astratta.
Guttuso, che non tradirà mai la sua personale "campagna di idee", esegue lavori che propongono realisticamente la situazione europea.
Nel 1968, si reca a Parigi dove ritrae i giovani nelle prime marce di protesta in quello che diverrà nel tempo il leggendario "maggio francese".
Dal 1969 vive stabilmente a Roma, nella famosa via Margutta, la strada dei pittori, con la sua compagna Marta Marzotto, la splendida contessa ex mondina e modella.
E' il periodo intimo dell'artista che inizia una serie di quadri prettamente autobiografici.
Spesso lo spirito polemico affiora prepotente in Guttuso raggiungendo la punta massima con la grande tela "I funerali di Togliatti" del 1972, opera manifesto dell'antifascismo.
Guttuso è un pittore che nonostante appartenga ad un'epoca pieno di mutamenti, sociali e culturali, vivendoli da protagonista, non cambia il proprio stile figurativo, rimanendo sempre il pittore illuminato dalla sua terra.
Negli anni della maturità, Guttuso, continua a dipingere grandi affreschi di eventi contemporanei, spesso con toni marcatamente allegorici, immagini di ispirazione autobiografica e contadina, politicamente connotate.
Tra gli artisti italiani più noti all'estero, Guttuso ha ottenuto numerose mostre prestigiose, fra cui una retrospettiva al Museo Puskin di Mosca ed all'Ermitage di Leningrado.
Ha insegnato pittura all'Accademia di Belle Arti di Roma ed è stato Visiting Professor alla Hochschule fur Bildende Kunste di Amburgo.
Nominato senatore della Repubblica nel 1976, muore a Roma il 18 Gennaio 1987 lasciando alla sua città natale molte opere che sono raccolte nel museo di Villa Cattolica a Bagheria.



 
Emilio Giannelli, "Raffaele Mattioli", vignetta.

Emilio Giannelli
Emilio Giannelli (Siena, 25 febbraio 1936) è un disegnatore italiano.
Impiegato al Monte dei Paschi di Siena e disegnatore per passione, viene chiamato da Giorgio Forattini a collaborare all'inserto satirico del quotidiano la Repubblica. Collabora con il quotidiano romano fino al 1991, quando passa al Corriere della Sera. È oggi il vignettista di punta del giornale di via Solferino. Nelle sue vignette per il Corriere rappresentano Matteo Renzi, Donald Trump, Melania Trump, Silvio Berlusconi, Maria Elena Boschi, Giuseppe Sala, Angela Merkel, F. Hollande, Jean-Claude Juncker, David Cameron, Alexis Tsipras, Pier Carlo Padoan, Sergio Mattarella, Beppe Grillo,Stefano Parisi e molti altri personaggi politici.
Ha collaborato inoltre con periodici quali Epoca, L'espresso, Panorama.
È un dirigente in pensione del Monte dei Paschi. È stato Principe delle Feriae Matricularum senesi nel 1960.


Luciano Primavera, “Raffaele Mattioli”, disegno.


Luciano Primavera
Luciano Primavera, pittore/scultore, è nato in Abruzzo, a Guardiagrele (Chieti), nel cuore di quella che spesso ama definire la “sua” Maiella .
Giovanissimo si è trovato a fronteggiare in prima persona, e spesso in compagnia del suo solo coraggio, gli orrori di una guerra che non potrà mai dimenticare e che spesso torna nella memoria soprattutto come monito alla tristezza.
Il suo estro e la sua passione per tutto ciò che è colore e forma cominciano a prendere vita attraverso semplici strumenti: un pezzo di carbone e un muro di casa diventano ben presto il suo pennello e la sua tela.
Dopo le prime esperienze, inizia un percorso di studi lungo ed appassionato: dall'Istituto d'Arte di Chieti al diploma del Magistero d'Arte di Porta Romana a Firenze sotto la preziosa guida di grandi maestri, fino alla specializzazione al “Corso libero del Nudo” presso l'Accademia di Belle Arti sempre a Firenze dove compie tutta la sua formazione artistica.
Nella città toscana, centro d'arte per eccellenza, viene invitato, ancora giovanissimo, dalla Galleria d'arte “L'Indiano” del grande Piero Santi e inserito nel gruppo degli artisti toscani contemporanei tra i quali spiccavano O. Rosai, M. Maccari e altri.
I primi anni '50 si rivelano un momento importante di ricerca e di crescita per Luciano Primavera che espone con successo agli “Incontri con la gioventù” (1953-1955) vincendo il premio per la grafica e la scultura sia nella manifestazione tenutasi a Chieti che nella manifestazione tenutasi a Roma a Palazzo Barberini. A Firenze espone al “Chiosco Nuovo”e al “Grande Italia” e si aggiudica il premio “Primavera”.
Critici d'arte, scrittori e poeti fiorentini lo stimano e gli riconosco un gran talento. In questo periodo Luciano Primavera ha l'occasione di conoscere e frequentare molti di essi: Alessandro Parronchi, suo professore, Alfonso Gatto, Giorgio La Pira, Pietro Annigoni, Antonio Berti, Piero Bargellini, Giovanni Papini, e tanti altri. Il Maestro Mario Moschi lo assume come assistente a scuola e nel suo studio di Via degli Artisti 18, vicino Piazza Donatello. Con la vicinanza di questo grande maestro, Luciano Primavera completa la sua formazione collaborando alla realizzazione e realizzando “ab initio” numerosi monumenti.
La seconda metà degli anni '50 segna l'inizio della partecipazione alle rassegne pittoriche ai concorsi alle collettive e alle personali. La sua attività creativa è inesauribile e sono molteplici gli ambiti in cui il suo estro spazia: oltre alle opere di pittura e scultura la sua creazione artistica si amplia verso le produzioni grafiche realizzate con le più svariate tecniche.
Le esposizioni si susseguono anno dopo anno, le sue opere cominciano a rintracciarsi da un capo all'altro della penisola: da Palazzo Serbelloni a Milano (Mostra dell'autoritratto) fino a Messina presso la Galleria dell'O.S.P.E. di A. Saitta e a Taormina a Palazzo Corvaja.
Nel giugno 1960 è a La Puy en Veley (Francia) con una personale. Con questa esposizione intraprende inconsapevolmente la strada del mercato estero dove le sue qualità di artista italiano vengono particolarmente apprezzate. Nel 1963 gli viene assegnato il 1° premio per la scultura alla III Biennale di Arte/Sport di Firenze, ma le sue esposizioni cominciano pian piano a spostarsi oltre il confine nazionale. Negli anni successivi si trova a Parigi (Francia) all'Exposition de la Peinture Italienne “Salon Babylon”; a Palma de Mallorca (Spagna) presso la Galleria “Rincon de l'artista”; a Lugano (Svizzera) alla Galleria “La Madonnetta”; a Toronto (Canada) all'”O.I.S.E” . Negli anni a seguire si sposta verso Est dove espone a Kofu-Yamanashi (Giappone) alla Galleria d'Arte “Athoire” e al “Method-Eurographica” di Bucarest (Romania). Ancora una volta torna a Kofu -Yamanashi dove espone al palazzo della Provincia, mentre nel 1977 e nel 1979 espone nella “Madison Gallery” di Toronto (Canada). Queste esposizioni suscitano grande entusiasmo nei collezionisti locali. Il canale televisivo 47 Multilingual utilizza un dipinto di Luciano Primavera per una sigla televisiva e la stampa locale accoglie con grande entusiasmo l'iniziativa e l'arte espressa nel dipinto.
Durante questi anni l'attività di Luciano Primavera non si svolge solo all'estero. In Italia partecipa al Premio Vasto, con una mostra omaggio, e al Premio Michetti. Si aggiudica “l'Antonello da Messina” e il “Tibidabo d'oro” ad Ostia e numerosi altri riconoscimenti.
Realizza in questi anni il monumento a grandezza naturale del pugile Rocky Marciano, che oggi troneggia nella città natìa del pugile, nonché numerosi monumenti dedicati ai caduti della Grande Guerra e ai donatori dell'Avis.
Nel 1987 inizia ad esplorare per la prima volta il mercato americano che lo accoglie con entusiasmo e ammirazione presso la Galleria d'Arte “Michel Ottin” di Dallas (Texas, USA), al “Cedar Springs” di Dallas e all' “Historical Museum” di Waxahachie (Texas, USA).
Negli ultimi 20 anni sono tantissime le mostre tra collettive e personali come quella “Mille e un colore” realizzata presso la prestigiosa sede del Palazzo Valentino di Roma e come la personale alla Banca Monte Paschi di Bruxelles, e la personale a Breil Sur Roya in Francia e al World Art Museum di Pechino (Cina).
Luciano Primavera non è solo il pittore della luce con colori entusiasmanti e dalle forme echeggianti l'arte classica. Egli è infatti considerato uno dei pochi artisti che hanno portato avanti il discorso del recupero della forma e della potenzialità dei colori. I suoi soggetti, ora nature silenti, ora figure, non sono altro che un pretesto per realizzare un altro tassello della sua ricerca. La sua poliedrica attività spazia dalla pittura ad olio all'affresco, dalla scultura alla grafica, dalla satira alla pura illustrazione in decine e decine di pubblicazioni.
Per quanto concerne la scultura, Luciano Primavera ha realizzato in molti spazi pubblici e chiese numerose statue dalle dimensioni imponenti. Si annoverano tra queste le statue raffiguranti i patroni di Chieti e Pescara, rispettivamente San Giustino e San Cetteo (in fase di ultimazione), San Camillo de Lellis, presente all'ingresso dell'Ospedale Clinicizzato di Chieti, Padre Alessandro Valignano e la statua del Sacro Cuore di Gesù presente all'interno del giardino del Seminario Regionale di Chieti.
Nel maggio 2006 Luciano Primavera è stato insignito dal Santo Padre Benedetto XVI della onorificenza “Augustea Crucis Insigne”.



Per approfondimenti:







http://www.lucianoprimavera.it/

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