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lunedì 10 luglio 2017

Filippo Palizzi, “La primavera”, 1868.

Filippo Palizzi, “La primavera”, 1868
olio su tela, cm 83,5x108,5, Gallerie di Piazza Scala (o d’Italia),  Milano.




Filippo Palizzi (Vasto, 16 giugno 1818 – Napoli, 10 settembre 1899) 
“La primavera”, 1868
Olio su tela, cm 83,5x108,5
Artgate Fondazione Cariplo
Gallerie di Piazza Scala (o d’Italia),  Milano.


 
Filippo Palizzi, “La primavera”, 1868, olio su tela, cm 83,5x108,5, Gallerie d’Italia),  Milano.



Datata 1868, l’opera segue di un anno il successo ottenuto da Filippo Palizzi all’Esposizione universale di Parigi con Dopo il diluvio (Napoli, Museo Nazionale di Capodimonte). Sono gli anni in cui l’artista porta a maturità le ricerche attorno alla pittura di paesaggio e di genere, coniugando l’indagine diretta della natura con lo studio della pittura francese. Egli ha modo di conoscerla durante i ripetuti soggiorni a Parigi ma anche attraverso il fratello, Giuseppe Palizzi, che si trasferisce per alcuni anni in Francia dove entra in contatto con la scuola di Barbizon. Tra i suoi principali esponenti è Jean-François Millet che dedica al tema delle stagioni un ciclo di opere di cui si conserva una Primavera (Parigi, Musée d’Orsay). Palizzi affronta lo stesso tema allegorico: in uno scorcio di campagna, ispirata probabilmente ai dintorni di Cava de’ Tirreni dove era solito recarsi per dipingere dal vero, gruppi di bambini giocano fra loro e assieme agli animali, alludendo al risveglio della natura ai primi accenni di primavera.
Il tema delle stagioni come il gioco dei fanciulli sono soggetti presenti anche in altre opere come Primavera (già collezione Mancusi) che raffigura una pastorella e il suo gregge e Monelli che inseguono un asinello (1872, Firenze, Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti) ma nel dipinto in Collezione sono tradotti in una composizione più articolata: nell’ampia cornice scenografica del paesaggio campestre, scandito al centro dal roseto in fiore, Palizzi accosta una serie di piccoli episodi creando una scena corale di grande vivacità. Con una stesura pittorica sempre libera ma sensibile ai valori luminosi, Palizzi riporta sulla tela i più piccoli dettagli di questo paesaggio, dai rinnovati colori degli alberi che germogliano ai delicati effetti di luce nel cielo, attraversato da nubi ora sottili ora più dense. Negli anni successivi il pittore abbandonerà questi ampi scorci di paesaggio, di grande impegno per la loro meticolosa esecuzione, privilegiando scene più intime.
Dal novembre 2011 l’opera è visibile nell’allestimento delle Gallerie d’Italia a Milano.

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